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Annunci truffa con deepfake su Facebook: l’ordine del Tribunale della Spezia a Meta e cosa conservare prima che spariscano

Dalla vicenda del consulente finanziario imitato su Facebook e Instagram, una guida pratica alle prove da fissare e alle strade per ottenere rimozione e tutela.

Redazione TrueScreenPubblicato il 14 minuti di lettura

Il 29 ottobre 2026 il Tribunale della Spezia ha ordinato in via d’urgenza a Meta Platforms Ireland di rimuovere gli annunci truffa con deepfake su Facebook e Instagram che usavano senza consenso volto, nome e voce clonata di un consulente finanziario, di disattivare i gruppi WhatsApp collegati e di filtrarne la ripubblicazione, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore e dal Corriere della Sera. Il decreto è provvisorio e l’udienza del 10 dicembre dirà se resta. Prima che gli annunci spariscano conviene conservarne il contenuto, la pagina che li pubblica, la scheda nella Libreria inserzioni, il sito di destinazione e la chat in cui portano. TrueScreen contrasta le truffe che rubano volti e voci con i deepfake: certifica con una metodologia forense ciò che si vede online e così evita a chi viene imitato o raggirato di restare senza prove.

In breve

  • Il 29 ottobre 2026 il Tribunale della Spezia ha ordinato in via provvisoria a Meta di rimuovere e filtrare gli annunci deepfake che sfruttavano un consulente finanziario (Il Sole 24 Ore, 30/10/2026).
  • Il decreto è cautelare: l’udienza del 10 dicembre 2026 deciderà se resta, insieme a penale e pubblicazione del provvedimento (Corriere della Sera, 31/10/2026).
  • Dopo una rimozione per illiceità la Libreria inserzioni non mostra più contenuto e inserzionista dell’annuncio (art. 39, Reg. UE 2022/2065).
  • Uno screenshot già fatto si può certificare come file, ma la certificazione ne fissa contenuto e data solo da quel momento; da solo resta una riproduzione informatica disconoscibile (art. 2712 c.c.).

5.800

annunci segnalati con il volto del consulente imitato

Corriere della Sera, 2026

159 milioni

annunci truffa rimossi da Meta nel 2025

Meta, 2026

1.861

siti abusivi oscurati da Consob da luglio 2019

Consob, 2026

Su Facebook e Instagram circolano video sponsorizzati in cui il volto vero di un noto esperto di finanza promette guadagni rapidi con parole e voce generate dall’intelligenza artificiale. Meta dichiara di aver rimosso 159 milioni di annunci truffa nel 2025, il 92% prima di qualsiasi segnalazione, eppure questa truffa Facebook costruita con i deepfake continua a comparire nei feed.

Il decreto della Spezia chiede a Meta di togliere quegli annunci, ma la rimozione cancella anche le tracce che servono a chi è stato imitato o ha versato denaro: resta da capire cosa conservare, e come, finché sono visibili. TrueScreen consente al professionista imitato e a chi ha pagato di presentarsi dall’avvocato con annunci, pagine e chat certificati mentre erano online, anche quando Meta li avrà già cancellati.

Cosa ha ordinato il Tribunale della Spezia a Meta

Il Tribunale della Spezia ha imposto a Meta, in via provvisoria, di togliere gli annunci deepfake che sfruttavano un consulente finanziario e di impedire che vengano ripubblicati.

Il decreto cautelare d’urgenza è stato emesso senza sentire prima Meta (inaudita altera parte) e riguarda Facebook, Instagram, WhatsApp e ogni altro canale.

Il caso: volto e voce di un consulente finanziario in annunci falsi

Secondo il Corriere della Sera, i truffatori hanno alterato con l’AI un video vero in cui il consulente metteva in guardia dalle truffe, facendogli promettere che “400 euro diventano 12.000 in tre giorni”. Il quotidiano parla di circa 5.800 annunci segnalati, di 500 attivi in un solo giorno e di danni stimati oltre il milione di euro. È stata presentata anche una denuncia in Procura, mentre Meta non ha commentato.

Rimozione, disattivazione e filtri contro la ripubblicazione

Meta deve fermare annunci, post e pagine che usano senza consenso nome, immagine, voce clonata, dati biometrici o segni distintivi del consulente, rimuovere gli annunci, disattivare gruppi e numeri WhatsApp collegati e adottare filtri contro la ripubblicazione. Il Sole 24 Ore considera i filtri la parte più innovativa del decreto; valgono per questo caso, perché l’articolo 8 del Digital Services Act (DSA) esclude obblighi generali di sorveglianza.

Cosa succede all’udienza del 10 dicembre

Il 10 dicembre 2026 il tribunale sentirà anche Meta e deciderà se confermare il decreto e se accogliere le altre richieste del consulente: una penale per ogni giorno di ritardo o violazione e la pubblicazione del provvedimento sui canali di Meta. Fino ad allora l’ordine resta provvisorio: non decide il merito né stabilisce responsabilità di Meta. Le regole europee in discussione sono ricostruite nell’analisi sulla legge europea sui deepfake.

Come funziona la truffa su Facebook con gli annunci deepfake

La truffa su Facebook con gli annunci deepfake usa un volto credibile per portare le persone fuori dalla piattaforma, in un gruppo WhatsApp dove si chiede di investire.

Secondo un’analisi pubblicata da Money.it, queste truffe sugli investimenti online partono da un video sponsorizzato e finiscono in un gruppo di “segnali”.

Dal video sponsorizzato al gruppo WhatsApp

Nel video il volto noto invita a entrare gratis in un gruppo WhatsApp, dove si indicano azioni poco liquide da comprare tutti insieme: il prezzo sale e chi regge l’operazione vende, secondo lo schema del pump and dump. Quando il link porta invece a un finto intermediario, il fenomeno ha dimensioni note: da luglio 2019 la Consob ha oscurato 1.861 siti abusivi.

Come riconoscere un annuncio deepfake

Nessun segnale basta da solo, ma negli annunci della truffa deepfake alcuni ricorrono: un personaggio conosciuto che promette rendimenti alti in pochi giorni, l’invito a spostarsi subito su WhatsApp, una pagina sponsor recente o con un nome diverso da quello di chi parla, un labiale che non segue del tutto la voce clonata. I segnali visivi e sonori sono approfonditi nella guida completa ai deepfake.

Perché gli annunci spariscono prima della denuncia

Un annuncio truffa rimosso per illiceità non resta consultabile come prima. L’articolo 39 del DSA impone alle piattaforme molto grandi, come Facebook, un archivio pubblico degli annunci fino a un anno dopo l’ultima visualizzazione, che per Meta è la Libreria inserzioni; se però l’annuncio viene rimosso perché illecito o contrario alle condizioni d’uso, l’archivio non mostra più contenuto, inserzionista e pagatore, ma solo il motivo della rimozione. Il Sole 24 Ore riferisce che le segnalazioni restano spesso senza risposta o tornano con un “non viola le regole”; altre volte un annuncio sparisce da un giorno all’altro, per decisione di Meta o per ordine di un giudice. Qui la prova dipende dal tempo, e TrueScreen la mette al sicuro fissando l’annuncio e la pagina che lo sponsorizza prima della segnalazione, cioè prima del gesto che può farli sparire.

Cosa conservare prima della rimozione

Di un annuncio truffa vanno conservati l’annuncio, la pagina che lo pubblica, la scheda nella Libreria inserzioni, il sito di destinazione e la chat, perché ognuno può sparire in un momento diverso.

Il metodo è quello delle prove di una truffa su Facebook Marketplace: documentare ciò che si vede, dove si trova, prima che venga tolto.

Cosa conservare di un annuncio truffa con deepfake, dove si trova, perché può sparire e come fissarlo
Cosa conservare Dove si trova Perché può sparire Come fissarlo
Annuncio: video, testo, pagina, “Sponsorizzato” Feed di Facebook o Instagram Segnalazione o ordine del giudice Acquisizione certificata con il video aperto
Pagina che lo pubblica Pagina dell’inserzionista Chiusa o rinominata Acquisizione certificata della pagina
Scheda nella Libreria inserzioni Libreria inserzioni di Meta Dopo la rimozione non mostra più contenuto e inserzionista Acquisizione certificata prima di segnalare
Link e sito di destinazione Sito aperto dal pulsante Dominio oscurato o abbandonato Stessa sessione dell’annuncio
Gruppo WhatsApp e numero Telefono o WhatsApp Web Gruppo chiuso, numero disattivato Registrazione certificata dello schermo
Commenti di altri truffati Sotto l’annuncio Cancellati dall’inserzionista Acquisizione con i commenti aperti
Segnalazioni a Meta e risposte Notifiche, email Notifiche perse Acquisizione o certificazione delle email
Ricevute dei bonifici Banca, email Accesso alla piattaforma chiuso Certificazione dei file

Se è il proprio volto a essere sfruttato

Chi scopre il proprio volto in un annuncio deve documentare la diffusione prima di chiederne la rimozione. Meta offre un modulo per segnalare gli impostori usabile anche senza account; se la truffa passa da un profilo che imita la persona, valgono le indicazioni sulla sostituzione di persona con un profilo falso su Facebook. Per il professionista imitato TrueScreen mette al riparo sia la prova che quegli annunci circolavano, con pagina e data, sia il modo in cui sono stati acquisiti, documentato in un report tecnico che un perito può riesaminare.

Se si è già versato denaro

Chi si accorge di essere stato truffato su Facebook deve fermare ogni versamento, conservare ricevute e conversazioni e verificare il presunto consulente sull’albo dell’OCF, l’organismo di vigilanza dei consulenti finanziari, e negli avvisi Consob. I gruppi possono chiudersi da un giorno all’altro, anche per ordine del giudice, e TrueScreen ne certifica la conversazione mentre sono ancora attivi; il peso delle chat in giudizio è spiegato nella guida sulle chat WhatsApp come prova in tribunale. Va messa in conto, infine, la seconda truffa del recupero a pagamento, con il copione del falso recupero nelle truffe di trading online.

Gli errori che indeboliscono la prova

Uno screenshot mostra l’annuncio, ma da solo non dimostra da quale pagina viene, quando è stato visto e che non è stato modificato, e il suo valore in giudizio dipende dal fatto che l’altra parte non lo disconosca (art. 2712 c.c.). Indeboliscono la prova anche gli inoltri, che staccano video e messaggi dalla chat d’origine, e la fretta di segnalare o di uscire dal gruppo prima di aver acquisito tutto. Gli screenshot già fatti non vanno buttati: certificati come file, hanno contenuto e data fissati da quel momento, anche se la certificazione non dice come sono stati ottenuti.

Le strade per ottenere rimozione e tutela

Chi si chiede a chi rivolgersi per le truffe su Facebook ha davanti strade che si sommano: la segnalazione a Meta, il ricorso d’urgenza al giudice civile e la querela.

La segnalazione lascia la decisione alla piattaforma, il ricorso può portare a un ordine rivolto a Meta e la querela apre l’indagine penale, ma tutte poggiano sulle prove raccolte prima che gli annunci spariscano.

La segnalazione a Meta e l’articolo 16 del Digital Services Act

L’articolo 16 del Digital Services Act obbliga le piattaforme a offrire un meccanismo per segnalare i contenuti illeciti e a trattare le segnalazioni, senza fissare un termine per la rimozione. Su Facebook l’annuncio si segnala dal suo menu; per pagine e profili che fingono di essere qualcuno Meta indica una procedura dedicata.

Il ricorso d’urgenza e il diritto all’immagine

Quando la segnalazione non basta, la persona imitata può chiedere al giudice un provvedimento d’urgenza, la strada generale prevista dall’articolo 700 del codice di procedura civile. L’uso dell’immagine altrui senza consenso può essere tutelato dall’articolo 10 del codice civile e dagli articoli 96 e 97 della legge 633 del 1941, con eccezioni come la notorietà o la cronaca, da valutare caso per caso.

La querela e il rapporto con la banca

Chi ha perso denaro può denunciare la truffa dell’articolo 640 del codice penale, di norma con querela, seguendo la guida su come denunciare una truffa online. Per la persona imitata può configurarsi la sostituzione di persona (art. 494 c.p.), e la stampa ha richiamato anche l’articolo 612-quater del codice penale, il reato che la legge 132 del 2025 sui deepfake ha introdotto per la diffusione illecita di contenuti generati o alterati con l’AI. Per le operazioni autorizzate dal cliente, come un bonifico disposto da lui, la banca di norma non risponde come per quelle non autorizzate: ogni caso va valutato, anche con un legale.

Come si rende prova certificata un annuncio che può sparire?

TrueScreen rende prova certificata un annuncio truffa che può sparire acquisendolo con metodologia forense mentre è ancora online, insieme alla pagina, al sito e alla chat a cui porta.

Ciò che compare sullo schermo di chi è stato imitato o ha pagato diventa così una prova che resta anche dopo la rimozione: per ogni acquisizione un report tecnico documenta cosa è stato acquisito, come, quando e su quale dispositivo, con l’impronta di ogni file.

Dal computer il Forensic Browser, app desktop per macOS e Windows, apre Facebook in un browser controllato che parte con i dati azzerati, controlla l’orologio del dispositivo dichiarando nel report l’esito e l’eventuale scarto, conserva sorgente e archivio web e, se attivata, può acquisire anche il traffico di rete; post, profili e pagine si certificano come pagine web, con la procedura per certificare un post social. Dal telefono la TrueScreen App registra lo schermo in modo certificato. Sul video dell’annuncio, che non nasce da un’acquisizione alla fonte, TrueScreen offre anche l’analisi AI dei contenuti, con il rilevamento dei deepfake su foto, video e audio, che oggi si raggiunge nel pannello Media Inspector del Forensic Browser: è un segnale in più, mentre la certificazione alla fonte stabilisce che cosa era online.

La certificazione attesta come e quando il contenuto è stato acquisito, non che il video dica il vero: davanti a un deepfake serve proprio a dimostrare che quel falso circolava, dove e quando.

  1. Acquisire l’annuncio mentre è online

    L’annuncio va acquisito appena lo si trova, con il video aperto e visibili “Sponsorizzato”, nome della pagina e testo: dal computer nel Forensic Browser, dal telefono con la TrueScreen App. Se sul computer c’è soltanto la Browser Extension, meglio usare quella subito che rimandare.

  2. Seguire l’annuncio fino alla pagina e al sito di destinazione

    Nella stessa sessione si apre la pagina dell’inserzionista, con post e commenti, e si segue il pulsante fino al sito, così che un’unica acquisizione leghi i passaggi e conservi i file scaricati.

  3. Fissare la scheda della Libreria inserzioni

    Nella Libreria inserzioni si apre la scheda dell’annuncio, con contenuto, inserzionista e pagatore, e la si acquisisce come pagina web prima di segnalare, perché dopo la rimozione quei dati non compaiono più.

  4. Certificare il gruppo o la chat WhatsApp

    Il gruppo si certifica prima di uscirne. Sul telefono si registra lo schermo nella TrueScreen App scorrendo la chat, e un codice casuale mostrato a schermo e catturato dal video lega la registrazione alla certificazione; dal computer si usa WhatsApp Web nel Forensic Browser, che acquisisce anche gli allegati e, se attivata, la cattura del traffico di rete.

  5. Segnalare a Meta e consegnare la prova all’avvocato

    La segnalazione a Meta va fatta dopo l’acquisizione, e all’avvocato si consegnano i file certificati con il report tecnico. La metodologia forense acquisisce il contenuto alla fonte, lo verifica e documenta ogni passaggio; l’ultimo passo lo certifica con un sigillo elettronico qualificato (art. 3, n. 27, eIDAS) e una marca temporale qualificata (art. 3, n. 34, eIDAS), ai quali lo stesso regolamento collega presunzioni di legge su integrità, origine e data (articoli 35 e 41). In Italia l’articolo 2712 del codice civile dà alle riproduzioni informatiche piena prova se non vengono disconosciute; altrimenti decide il giudice, anche con l’aiuto di un perito.

In conclusione

Il decreto della Spezia mostra che un giudice può ordinare a Meta di togliere e filtrare gli annunci che sfruttano il volto di una persona, ma la rimozione arriva a truffa già avviata e porta via, insieme agli annunci, anche le loro tracce. TrueScreen permette a chi è stato imitato o raggirato di fissare quelle tracce finché sono visibili: certifica con una metodologia forense ciò che circola online, così che segnalazione, ricorso e querela poggino su prove più difficili da contestare.

Questo articolo non è consulenza legale.

FAQ: domande frequenti sugli annunci truffa con deepfake

Come si segnala una pubblicità truffa su Facebook?

Una pubblicità truffa su Facebook si segnala dal menu dell’annuncio; per pagine e profili che fingono di essere qualcuno Meta prevede un modulo apposito, usabile anche senza account. L’articolo 16 del Digital Services Act obbliga la piattaforma a offrire un meccanismo di segnalazione e a trattare le segnalazioni. Prima conviene acquisire l’annuncio: dopo una rimozione per illiceità la Libreria inserzioni non ne mostra più il contenuto (art. 39 DSA).

È reato usare il volto di qualcuno in un video deepfake?

Dipende dall’uso. L’articolo 612-quater del codice penale è il reato introdotto nel 2025 per la diffusione illecita di contenuti generati o alterati con l’AI; se il volto serve a spacciarsi per un’altra persona può configurarsi la sostituzione di persona (art. 494 c.p.), e chi viene raggirato può querelare per truffa (art. 640 c.p.). Sul piano civile si può chiedere al giudice di fermare gli annunci, come ha fatto il Tribunale della Spezia il 29 ottobre 2026.

Lo screenshot di un annuncio vale come prova?

Uno screenshot è una riproduzione informatica: per l’articolo 2712 del codice civile fa piena prova se non viene disconosciuto, altrimenti decide il giudice. Da solo non dimostra da quale pagina proviene l’annuncio né quando è stato visto. Uno screenshot già fatto si può certificare come file, con contenuto e data fissati da quel momento; un’acquisizione certificata con l’annuncio ancora online documenta anche come è stato ottenuto.

Si può provare un annuncio che Meta ha già rimosso?

Sì, ma con meno elementi. Dopo una rimozione per illiceità, l’articolo 39 del Digital Services Act prevede che la Libreria inserzioni non mostri più il contenuto dell’annuncio né chi l’ha pagato. TrueScreen certifica come file gli screenshot e i video già salvati, che da quel momento hanno contenuto e data fissati, senza attestare come erano stati ottenuti. Se annunci simili circolano ancora, conviene acquisirli subito.

Si possono recuperare i soldi versati dopo un annuncio truffa?

Il recupero non è garantito. Chi ha pagato può presentare querela per truffa (art. 640 c.p.) e rivolgersi subito alla banca, sapendo che per le operazioni autorizzate dal cliente, come un bonifico disposto da lui, la banca di norma non risponde come per quelle non autorizzate: ogni caso va valutato, anche con un legale. Secondo un’analisi di Money.it, alla prima truffa può seguirne una seconda, quella di chi promette il recupero a pagamento.

Fonti e verifiche

Ogni dato e ogni principio citato rimanda alla sua fonte, indicata qui con tipo e data. Link controllati alla data di pubblicazione.

Fonti citate nell’articolo, con la data e l’uso
Fonte Tipo Dati Per che cosa è citata
Corriere della Sera, il consulente finanziario vittima di deepfake e l’ordine a Meta Documento 31/10/2026 Fatti del caso: numero di annunci, esca, schema, danni stimati, denuncia
Il Sole 24 Ore, Meta deve rimuovere e filtrare i deepfake truffaldini Documento 30/10/2026 Contenuto degli ordini del decreto, udienza del 10 dicembre, risposte delle piattaforme alle segnalazioni
Meta, nuovi strumenti contro le truffe Indagine 03/2026 159 milioni di annunci truffa rimossi nel 2025, il 92% prima di una segnalazione
Consob, oscurati 8 siti internet abusivi Indagine 29/10/2026 1.861 siti abusivi oscurati da luglio 2019
Money.it, le reti criminali che clonano gli esperti di Borsa Documento 18/09/2026 Meccanismo della truffa: video sponsorizzato, gruppo WhatsApp, pump and dump, seconda truffa del recupero
Reg. (UE) 2022/2065, Digital Services Act (artt. 8, 16, 39) Norma 19/10/2022 Assenza di obblighi generali di sorveglianza, meccanismo di segnalazione, archivio degli annunci dopo la rimozione
Art. 700 c.p.c. Norma 1940 Provvedimento d’urgenza come strada generale per la persona imitata
Art. 640 c.p. Norma 1930 Truffa, di norma procedibile a querela
Art. 612-quater c.p. Norma 2025 Reato introdotto nel 2025 per la diffusione illecita di contenuti generati o alterati con l’AI
Centro assistenza Facebook, segnalare un profilo o una pagina che finge di essere qualcuno Documento 2026 Procedura di segnalazione degli impostori
Centro assistenza Facebook, modulo per segnalare gli impostori Documento 2026 Modulo utilizzabile anche da chi non ha un account

Certificare pagine web e social prima che spariscano

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Questa sezione è curata dalla redazione di TrueScreen, che riunisce competenze di informatica forense, diritto delle prove digitali e conformità normativa. Ogni contenuto è verificato sulle fonti primarie: testi di legge, sentenze pubblicate, norme tecniche e documentazione ufficiale, sempre citate nel corpo del testo.

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