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Metadati: cosa sono, cosa rivelano di un file e perché da soli non bastano come prova

Dalla data di scatto di una foto alla data di creazione di un PDF: cosa raccontano i metadati, chi può cambiarli e come li valuta un giudice.

Redazione TrueScreenPubblicato il 15 minuti di lettura

I metadati sono le informazioni che descrivono un file senza farne parte: quando è stato creato, con quale dispositivo o programma, da chi e a volte dove. Raccontano la storia che il file dichiara di sé e sono quindi un indizio utile, che però da solo non basta come prova, perché chi possiede il file può riscriverli senza toccarne il contenuto. TrueScreen fissa data e contesto di un contenuto nel momento in cui lo acquisisce, con un sigillo digitale ufficiale e una marca temporale qualificata, riconosciuti internazionalmente.

In breve

  • I metadati sono “dati sui dati” e si dividono in descrittivi, strutturali e amministrativi (NISO, Understanding Metadata).
  • Le date di creazione, accesso e scrittura di un file si cambiano senza modificarne il contenuto (Microsoft Learn, File Times; NIST SP 800-86).
  • Nel test IPTC del 2016, 10 siti di condivisione su 15 toglievano almeno una parte dei metadati dalle immagini.
  • Una foto fa piena prova finché non viene disconosciuta (art. 2712 c.c.); dopo il disconoscimento la conformità si può dimostrare con altre prove (Cass. ord. 617/2026).
  • Il regolamento eIDAS collega la presunzione di esattezza di data e ora alla marca temporale qualificata (art. 41), non alle date scritte nel file.

10 su 15

siti di condivisione che toglievano almeno una parte dei metadati dalle immagini

IPTC, 2016

36%

consumatori statunitensi disposti a valutare l’alterazione digitale di una foto o di un documento del sinistro

Verisk via Claims Journal, 2026

98%

professionisti dei sinistri secondo cui l’intelligenza artificiale fa aumentare le frodi

Verisk via Claims Journal, 2026

Una compagnia assicurativa contesta le foto di un allagamento, scattate secondo il perito settimane dopo il sinistro, e l’assicurato replica mostrando la data di scatto nelle proprietà del file. In un’altra causa la “data di creazione” di un contratto in PDF viene presentata come prova del giorno della firma. In entrambi i casi si chiede ai metadati più di quanto possano dare.

Capire cosa sono i metadati di un file serve a sapere fin dove ci si può fidare di loro. TrueScreen, per questo, non si affida a ciò che il file dice di sé: acquisisce foto e altri contenuti alla fonte e ne registra ora, posizione e dispositivo nel momento della cattura.

Cosa sono i metadati: una definizione semplice

I metadati sono “dati sui dati”, come li definisce la guida Understanding Metadata della NISO: informazioni che descrivono un contenuto e servono a trovarlo, usarlo e gestirlo. Il significato di metadati si coglie con la busta di una lettera, dove mittente, indirizzo e timbro postale descrivono la lettera senza esserlo; allo stesso modo un metadato è la data di scatto di una foto o l’autore di un documento. TrueScreen verifica i metadati e le loro fonti prima di applicare il sigillo, insieme all’ambiente, al dispositivo e al contenuto acquisito.

A cosa servono i metadati? Soprattutto a ritrovare e a ordinare, come fa la galleria del telefono quando raggruppa le foto per data e luogo. I metadati sono nati per descrivere e ritrovare i file, non per certificarne la storia, e da questa origine dipendono utilità e limiti.

Tipi di metadati: descrittivi, strutturali, amministrativi

La guida NISO distingue i metadati descrittivi, che servono a trovare una risorsa (titolo, autore, parole chiave), da quelli strutturali, che ne descrivono le parti, come l’ordine delle pagine. Gli amministrativi, che servono a gestirla nel tempo, comprendono i dati tecnici (formato, dispositivo), quelli di conservazione, come l’impronta hash con cui se ne controlla l’integrità, e quelli sui diritti d’uso.

Dati e metadati: la differenza

A differenza dei dati, che sono il contenuto del file, i metadati sono l’etichetta che lo accompagna: in una fotografia i pixel sono il dato, mentre data di scatto, modello della fotocamera e coordinate GPS sono metadati. Per questo cambiare i metadati modifica soltanto ciò che il file racconta di sé, senza lasciare tracce visibili nel contenuto.

Dove si trovano: dentro il file e nel sistema operativo

Una parte dei metadati è scritta dentro il file. Nelle foto l’EXIF, arrivato alla versione 3.1 del 30 gennaio 2026, registra i dati della fotocamera, l’XMP, norma ISO 16684-1 dal 2012, è usato dai programmi di fotoritocco e l’IPTC Photo Metadata conserva didascalie, autore e diritti. Nei PDF e nei file Office stanno tra le proprietà del documento, nelle email nell’intestazione.

Un’altra parte sta nel file system: le date di creazione, ultima modifica e ultimo accesso le registra il sistema operativo e riguardano quella copia su quel disco. Sono metadata anche questi, per usare il termine inglese, ma non viaggiano con il file.

Cosa rivelano i metadati, tipo di file per tipo

I metadati rivelano soprattutto quando, con quale strumento e da chi un file dichiara di essere stato prodotto, e quanto dicono dipende dal formato. Nei contenuti che acquisisce, TrueScreen non ricava ora e posizione da questi campi, ma li prende dal dispositivo durante la cattura.

Gli esempi di metadati più comuni, file per file:

Dove stanno, cosa dicono e quanto è facile cambiare i metadati di foto, PDF e documenti Office, video e audio, email e file system
Tipo di file Dove stanno i metadati Cosa dicono Quanto è facile cambiarli
Foto (JPEG, HEIC) EXIF, XMP e IPTC, dentro il file Data e ora di scatto, modello del dispositivo, spesso coordinate GPS, autore e diritti Facile: programmi gratuiti riscrivono ogni campo
PDF e documenti Office Proprietà del documento e XMP Date di creazione e modifica (CreationDate, ModDate), autore, programma usato Facile: i campi sono facoltativi e modificabili
Video e audio Contenitore del file (MP4, MOV, M4A) Data di registrazione, dispositivo, durata, codifica, a volte posizione Medio: servono programmi specifici
Email Intestazione del messaggio Mittente, destinatari, data (Date), identificativo (Message-ID), server attraversati con i loro orari (Received) Medio: salvato su disco è un file di testo modificabile
Qualsiasi file File system del computer Date di creazione, ultima modifica, ultimo accesso Facile: cambiano con una copia e si impostano via software

Le foto hanno un approfondimento dedicato ai metadati EXIF e alla prova della data di uno scatto in giudizio. I metadati rivelano anche ciò che non si vorrebbe far sapere, come le coordinate GPS di una foto scattata in casa. Un file dice molto di sé, ma ciò che dice resta una sua dichiarazione, da verificare prima di trarne conclusioni.

Perché i metadati da soli non bastano come prova

I metadati da soli non bastano come prova perché sono dichiarazioni che il file fa su se stesso: chi lo possiede può modificarle senza alterare il contenuto, molte piattaforme le eliminano o le riscrivono e le date del sistema operativo cambiano a ogni copia. TrueScreen applica sigillo e marca temporale nel momento dell’acquisizione perché da un file di origine ignota si ricava al massimo un’opinione, mentre ciò che è certificato all’acquisizione offre un’integrità verificabile dal momento della cattura.

Si modificano in pochi clic

I metadati si possono modificare senza toccare il contenuto del file. ExifTool, il programma gratuito di Phil Harvey, legge e scrive i metadati EXIF, IPTC, XMP e quelli dei PDF, per i quali lo standard ISO 32000-1 prevede la data di creazione (CreationDate) e quella di modifica (ModDate) come voci facoltative.

Le date del file system non fanno eccezione: nella pagina File Times Microsoft documenta la funzione SetFileTime, che cambia data di creazione, ultimo accesso e ultima scrittura senza modificare il contenuto. Una guida dedicata spiega come cambiare data, luogo e dispositivo di una foto.

Social e app di messaggistica li tolgono o li riscrivono

Le piattaforme che ricevono una foto ne alterano spesso i metadati: in un test dell’IPTC del 2016, 10 siti di condivisione su 15 toglievano almeno una parte dei metadati, e la verifica del 2019 su 16 piattaforme ha confermato la tendenza, con Pexels, Pixabay, Unsplash e Twitter che eliminavano i metadati e Facebook che cancellava il blocco XMP.

Sulle app di messaggistica, uno studio dell’Università di Bologna pubblicato nel 2020 ha rilevato che Instagram, Telegram e WhatsApp conservavano solo una parte dei metadati. Cosa resta dipende dall’app e da come il file viene inviato, ma una foto arrivata in chat porta spesso metadati incompleti o scritti dalla piattaforma.

Copie e trasferimenti cambiano le date registrate dal sistema operativo

Copiare un file basta a cambiarne la data di creazione. Secondo la guida forense del NIST SP 800-86, dopo una copia la data di creazione diventa quella della copia mentre l’ultima modifica resta invariata, e le date possono comunque essere state alterate. Un contratto scaricato ieri da un’email risulta così creato ieri, anche se è stato scritto mesi prima.

Da un file di origine ignota si ricava un indizio, non un risultato difendibile

Un metadato letto su un file di cui non si conosce la storia è un indizio: dice ciò che il file dichiara di sé, non ciò che è accaduto. Un metadato è una dichiarazione del file su se stesso, e chi ha il file può riscriverla. Metadati coerenti non dimostrano l’autenticità, perché possono essere stati sistemati con cura, e metadati assenti non dimostrano una manomissione, perché una foto passata da una chat li perde senza colpa di nessuno.

Perché un metadato pesi deve essere confermato da altro: testimonianze, documenti, un’acquisizione condotta secondo regole riconosciute come le linee guida ISO/IEC 27037 del 2012, su cui si regge la catena di custodia di un file. TrueScreen parte da qui e registra il contesto nel momento dell’acquisizione, invece di ricostruirlo a posteriori.

Metadati e prova in giudizio: cosa dice la legge e cosa succede nei casi reali

In Italia una foto o un’altra riproduzione informatica prodotta in causa fa piena prova finché la controparte non ne disconosce la conformità ai fatti; dopo il disconoscimento i metadati diventano uno degli elementi che il giudice valuta. In giudizio la valutazione spetta al giudice, e un metadato è un elemento da confermare con altre prove.

Il quadro normativo

Il punto di partenza è l’art. 2712 del codice civile: le riproduzioni fotografiche e informatiche “formano piena prova” dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale sono prodotte “non ne disconosce la conformità”. Per la Cassazione il disconoscimento deve essere “chiaro, circostanziato ed esplicito” (ordinanza 13684 del 22 maggio 2025) e non rende la foto inutilizzabile, perché la conformità può essere accertata con altri mezzi di prova, presunzioni comprese (ordinanza 617 del 12 gennaio 2026), come spiega l’approfondimento sull’art. 2712 c.c. applicato alla prova digitale.

Per il documento informatico vale l’art. 20, comma 1-bis, del Codice dell’amministrazione digitale: fuori dai casi di firma digitale e delle altre firme e processi indicati dalla norma, che gli danno l’efficacia prevista dall’art. 2702 c.c., il suo valore probatorio è liberamente valutabile in giudizio in base a sicurezza, integrità e immodificabilità.

Il regolamento europeo eIDAS collega effetti precisi a due strumenti diversi dai metadati: la marca temporale qualificata gode della presunzione di esattezza della data e dell’ora e di integrità dei dati (art. 41), il sigillo elettronico qualificato della presunzione di integrità dei dati e di corretta provenienza (art. 35). Gli articoli citati riguardano la marca temporale e il sigillo, non le date scritte dentro un file.

La foto del danno con la data contestata

La diffidenza delle compagnie ha basi concrete: in un’indagine Verisk del marzo 2026 riportata da Claims Journal, il 36% dei consumatori statunitensi valuterebbe di alterare digitalmente una foto o un documento per sostenere un risarcimento, e il 98% dei professionisti dei sinistri ritiene che l’intelligenza artificiale stia facendo crescere le frodi.

Nel caso dell’allagamento la compagnia disconosce le foto in modo circostanziato, perché l’EXIF si modifica con un programma gratuito e gli scatti sono arrivati via chat. A quel punto altri elementi, come la fattura dell’idraulico, la segnalazione all’amministratore o le testimonianze dei vicini, possono essere valutati dal giudice per verificare la conformità delle foto ai fatti. Con TrueScreen la data di una foto non dipende dall’EXIF: è quella registrata e sigillata durante l’acquisizione.

Il PDF con la “data di creazione” portata come prova della firma

La “data di creazione” di un PDF dice quando un programma ha generato quel file, non quando le parti hanno firmato l’accordo. Basta esportare di nuovo il documento perché cambi, e il campo si riscrive senza toccare una virgola del contratto, come mostra la guida per modificare i metadati di un PDF o di un video. Per datare un accordo si può ricorrere a una marca temporale o ad altre forme di dati certi previste dalla legge, mentre la data nelle proprietà del file resta al più un indizio coerente con il resto.

Come certificare un file TrueScreen

Funzionalità

Come certificare un file con valore legale

Con TrueScreen un file riceve sigillo digitale e marca temporale qualificata: data certa e ogni modifica successiva rilevabile.

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Come si rende verificabile un file dal momento in cui nasce?

TrueScreen rende un contenuto verificabile acquisendolo alla fonte: registra ora, posizione, dispositivo e rete nel momento della cattura, verifica i dati prima del sigillo e chiude il pacchetto con un sigillo digitale ufficiale e una marca temporale qualificata, riconosciuti internazionalmente. Il limite dei metadati non si supera leggendoli meglio, ma registrando la storia del file nel momento in cui nasce.

Acquisizione alla fonte: verifiche prima del sigillo, poi sigillo e marca temporale

Con l’App TrueScreen una foto viene scattata in tempo reale, in un ambiente controllato, e prima del sigillo la metodologia forense verifica l’ambiente e il dispositivo, i metadati e le loro fonti, il contenuto acquisito e l’integrità tecnica del pacchetto. Ora, posizione e dati del dispositivo arrivano dal dispositivo stesso e non vengono inseriti a mano: l’app sincronizza l’orologio con un server orario, rifiuta una posizione segnalata come simulata, blocca l’acquisizione con il cavo collegato e su iOS rileva il jailbreak.

Durante l’acquisizione la modifica del contenuto è impedita e dopo la certificazione diventa rilevabile grazie al sigillo e alla marca temporale: il risultato è una prova certificata, il cui peso resta affidato al giudice. I controlli rendono più difficile mettere in scena un contenuto, ma non giudicano ciò che la foto mostra. Se un perito fotografa il danno con l’app, la data è quella registrata e sigillata durante l’acquisizione, non quella dell’EXIF.

File già esistenti: data certa da oggi, metadati letti come indizio

Un file che esiste già si può certificare, ma gli effetti partono dal momento della certificazione. Con il Portal da computer, con la procedura per certificare un file, o con l’app da telefono, TrueScreen applica sigillo e marca temporale al file, o alla sola impronta hash quando il file non deve uscire dal perimetro di chi lo possiede, e ne fissa la data certa: da quel momento ogni alterazione diventa rilevabile. La certificazione prova esistenza e integrità da quel momento, non l’origine né l’autenticità dalla creazione, perché non è un’acquisizione forense: una foto già nella galleria del telefono riceve la data certa dalla marca temporale, non dall’EXIF.

Per le immagini e i video pubblicati su una pagina web c’è poi Media Inspector, una funzione del Forensic Browser per macOS e Windows che mostra i media della pagina con i dati tecnici, l’impronta SHA-256 e i metadati EXIF, XMP e IPTC. Legge ciò che il file dichiara, e l’assenza di un dato vi compare come informazione mancante, mai come prova di manomissione: un indizio da approfondire, non un verdetto.

  1. Non affidarsi alle proprietà del file

    Data di creazione, autore e coordinate sono un punto di partenza: prima di usarli in una trattativa o in giudizio conviene chiedersi da dove arriva il file e quali altre prove confermano ciò che dichiara.

  2. Conservare l’originale senza passarlo da app che lo ricomprimono

    L’originale va conservato così com’è, sul dispositivo che lo ha prodotto o in una copia fedele, senza farlo passare da chat e social che tolgono parte dei metadati.

  3. Certificare alla fonte ciò che si acquisisce da ora

    Le foto che serviranno come prova conviene acquisirle subito in modo certificato, con data, posizione e dispositivo sigillati nel momento della cattura.

  4. Per i file già esistenti, fissare la data certa e documentarne la provenienza

    Un file già esistente si certifica con sigillo e marca temporale, annotando da chi è arrivato, quando e per quale canale, perché la provenienza resta da dimostrare con altri elementi.

In conclusione

I metadati sono utili: aiutano a ritrovare i file, a orientarsi in un archivio, a formulare un’ipotesi su quando e dove è nato un contenuto. Restano però dichiarazioni che il file fa su se stesso, riscrivibili in pochi clic, spesso tolte dalle piattaforme e cambiate da una semplice copia. In giudizio contano come indizio, da confermare con altre prove quando la controparte li contesta. Per documentare quando e in quali condizioni è stato acquisito un contenuto la strada è un’altra: acquisirlo alla fonte e chiuderlo con sigillo digitale e marca temporale, e per i file che esistono già fissarne la data certa da oggi documentandone la provenienza.

FAQ: domande frequenti sui metadati

Dove si trovano i metadati di un file e come si leggono?

Una parte dei metadati sta dentro il file (EXIF, XMP e IPTC nelle foto, le proprietà nei PDF e nei documenti Office, l’intestazione nelle email), mentre le date di creazione, modifica e accesso le registra il sistema operativo. Su Windows si leggono dalle Proprietà, scheda Dettagli, su Mac da Ottieni informazioni, e programmi gratuiti come ExifTool mostrano anche i campi nascosti.

Cosa sono i metadati di un’email?

I metadati di un’email sono i dati dell’intestazione del messaggio: mittente, destinatari, oggetto, data e ora di invio (campo Date), un identificativo univoco (Message-ID) e le righe Received con i server attraversati e i loro orari. Testo e allegati non ne fanno parte, e una volta salvato su disco il messaggio diventa un file di testo con un’intestazione modificabile.

Si può capire dai metadati se un PDF è stato modificato?

Solo in parte. Un PDF può contenere la data di creazione (CreationDate) e quella di ultima modifica (ModDate), ma nello standard ISO 32000-1 entrambe sono facoltative e si riscrivono senza toccare il testo. Date diverse indicano che il file è stato salvato di nuovo, non che il contenuto sia cambiato: per saperlo bisogna confrontarlo con una versione certificata, per esempio tramite l’impronta hash.

Una foto con i metadati vale come prova in tribunale?

Una foto vale come prova anche senza metadati: per l’art. 2712 del codice civile le riproduzioni fotografiche formano piena prova se la parte contro cui sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti. Se la foto viene disconosciuta in modo chiaro e circostanziato, la data scritta nell’EXIF non basta da sola; secondo la Cassazione (ordinanza 617/2026) la conformità può però essere dimostrata con altre prove, presunzioni comprese.

Come si dimostra quando è stato creato un file?

Non lo dimostra la data di creazione scritta nel file, che si modifica senza toccare il contenuto. Per un contenuto nuovo serve un’acquisizione certificata con marca temporale qualificata, che il regolamento eIDAS (art. 41) presume esatta nella data e nell’ora; per un file già esistente la certificazione ne prova l’esistenza solo da quando avviene. TrueScreen acquisisce foto con data e contesto sigillati alla fonte e certifica documenti fissandone la data certa dal momento della certificazione.

Fonti e verifiche

Ogni dato e ogni principio citato rimanda alla sua fonte, indicata qui con tipo e data. Link controllati alla data di pubblicazione.

Fonti citate nell’articolo, con tipo, data e uso
Fonte Tipo Dati Per che cosa è citata
NISO, Understanding Metadata (J. Riley) Documento 2017 Definizione di metadati e tipologie; modificabilità dei metadati descrittivi
CIPA DC-008, Exif 3.1 Standard 30/01/2026 Standard EXIF per i metadati delle foto
Adobe XMP (ISO 16684-1) Standard 2012 Formato XMP, norma ISO dal 2012
IPTC Photo Metadata Standard Standard 2025 Standard IPTC per descrivere le foto
IPTC, test sui siti social Indagine 19/01/2016 10 siti su 15 tolgono almeno una parte dei metadati
IPTC, Social media sites photo metadata test results Indagine 2019 Piattaforme che eliminano o riscrivono i metadati
Bertini et al., Università di Bologna, arXiv 2006.03903 Indagine 2020 Metadati conservati da Twitter, Instagram, Telegram e WhatsApp
ExifTool (Phil Harvey) Documento 27/05/2026 Programma gratuito per leggere e modificare EXIF, IPTC, XMP e metadati PDF
ISO 32000-1:2008, PDF (copia Adobe) Standard 2008 CreationDate e ModDate facoltative e modificabili
Microsoft Learn, File Times Documento 2025 SetFileTime cambia le date di un file senza modificarne il contenuto
NIST SP 800-86 Standard 2006 Date del file system dopo una copia e possibile alterazione
ISO/IEC 27037:2012 Standard 15/10/2012 Linee guida per identificazione, raccolta, acquisizione e conservazione delle prove digitali
Art. 2712 c.c. Norma 1942 Piena prova delle riproduzioni salvo disconoscimento
Art. 20, comma 1-bis, D.Lgs. 82/2005 (CAD) Norma 2005 Libera valutazione del documento informatico secondo sicurezza, integrità e immodificabilità
Cass. sez. lav., ord. 13684/2025 Giurisprudenza 22/05/2025 Il disconoscimento deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito
Cass. sez. I, ord. 617/2026 Giurisprudenza 12/01/2026 Foto disconosciute utilizzabili se la conformità è accertata con altre prove
Reg. (UE) 910/2014 (eIDAS), art. 41 Norma 2014 Presunzione di esattezza di data e ora della marca temporale qualificata
Reg. (UE) 910/2014 (eIDAS), art. 35 Norma 2014 Presunzione di integrità e corretta provenienza del sigillo elettronico qualificato
Verisk 2026, via Claims Journal Indagine 17/03/2026 Propensione dei consumatori ad alterare foto o documenti dei sinistri

Foto e file con data e contesto sigillati

Per una foto che deve valere come prova, l’acquisizione con l’App TrueScreen registra e sigilla data, posizione e dispositivo nel momento dello scatto. Per un file che esiste già, la certificazione con sigillo digitale e marca temporale ne fissa la data certa da oggi. Le guide su come certificare una foto e come certificare un file spiegano i passaggi.

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Redazione TrueScreen

Questa sezione è curata dalla redazione di TrueScreen, che riunisce competenze di informatica forense, diritto delle prove digitali e conformità normativa. Ogni contenuto è verificato sulle fonti primarie: testi di legge, sentenze pubblicate, norme tecniche e documentazione ufficiale, sempre citate nel corpo del testo.