Page Vault: alternativa con validità legale per le prove web

Un contenuto diffamatorio, un'offerta che viola un patto di esclusiva, un prezzo esposto che contraddice il contratto. La prova sta su una pagina web e sparirà nel momento in cui la controparte se ne accorge. La prima reazione è quasi sempre uno screenshot, la seconda è cercare uno strumento che faccia la stessa cosa con l'apparenza del rigore.

Page Vault è tra i nomi più noti di quel mercato. È nata per i tribunali statunitensi e la sua logica probatoria segue le regole di quel sistema. Prima di adottarla conviene porsi una domanda diversa: che cosa se ne fa un giudice italiano di quello che quello strumento consegna.

Che cosa produce Page Vault

Page Vault opera in due modi. Con il browser in cloud l'acquisizione la esegue lo studio, ma la sessione gira sull'infrastruttura del fornitore e non sul computer del professionista. Con il servizio gestito lo studio trasmette gli indirizzi e il team del fornitore svolge la raccolta.

Il risultato è un PDF a pagina intera con metadati in testa e in calce, file di caricamento per l'e-discovery e video per i contenuti dei social. Ogni acquisizione genera un hash SHA-256 del file prodotto e, su richiesta, una dichiarazione giurata del fornitore che descrive come si è proceduto. Quella dichiarazione regge l'intero sistema: negli Stati Uniti la Regola 901(b)(9) consente di autenticare una prova descrivendo il processo che l'ha generata.

Come si colloca in un processo italiano

L'ordinamento italiano non ha una categoria equivalente. Una pagina web acquisita entra nel processo come riproduzione meccanica ai sensi dell'articolo 2712 del Codice civile, e la sua efficacia dipende da una condizione precisa: forma piena prova dei fatti rappresentati se colui contro il quale è prodotta non ne disconosce la conformità.

È una regola che ribalta il senso comune. Finché nessuno contesta, qualunque metodo di acquisizione regge, compreso lo screenshot fatto a mano. Nel momento in cui la controparte disconosce la conformità, l'onere di dimostrare che quella riproduzione corrisponde a ciò che il server mostrava davvero ricade su chi l'ha prodotta. E lì una dichiarazione giurata straniera impone un percorso in salita: occorre spiegare chi sia quel fornitore, quale processo segua e perché meriti credito, davanti a un giudice che non ha alcun motivo per conoscerlo.

L'hash SHA-256 dimostra che il file non è cambiato da quando è stato calcolato. Non dimostra che il file corrisponda a quello che il server ha trasmesso, perché viene calcolato dopo l'acquisizione e sul risultato dell'acquisizione stessa.

Integrità e provenienza non sono la stessa cosa

Su questa distinzione si decidono le contestazioni serie. Se la controparte sostiene che la pagina fosse predisposta, che un intermediario abbia alterato la risposta o che quanto acquisito non coincida con ciò che vedeva un visitatore qualunque, l'hash non risponde a nessuna delle tre obiezioni. Rispondere richiede elementi registrati durante l'acquisizione, non ricavati dopo.

Che cosa conserva un'acquisizione forense

Page Vault registra il contenuto visibile insieme all'indirizzo, all'IP, alla marca temporale e alla versione del browser. Un'acquisizione forense conserva le stesse cose e vi aggiunge il materiale che un consulente tecnico deve poter esaminare quando l'acquisizione viene messa in discussione:

  • Il codice HTML come è arrivato dal server e l'HTML risultante dopo l'esecuzione degli script, che consentono di verificare se qualcosa lato client abbia modificato quanto visualizzato.
  • L'archivio MHTML, i cookie di sessione e l'impronta del browser.
  • La risoluzione DNS del dominio e i dati di hosting dell'IP ottenuto, che documentano dove l'indirizzo puntasse realmente.
  • Il traffico di rete in formato PCAP e il certificato TLS del server, confrontabile con i registri pubblici di Certificate Transparency, tenuti in modo indipendente da entrambe le parti.
  • La geolocalizzazione dell'operatore e l'eventuale presenza di VPN o proxy lungo il percorso.

Ogni elemento risponde a un'obiezione determinata. È la differenza tra affermare che la pagina diceva una certa cosa e poter ricostruire come si è arrivati a quell'affermazione.

Quando l'immagine ferma non basta

Alcuni contenuti non si provano con un'immagine: un video che scorre, una bacheca che cambia mentre carica, un'interfaccia che rivela qualcosa solo dopo più passaggi. La registrazione continua a 16 fotogrammi al secondo con audio documenta insieme il contenuto e l'operato di chi acquisisce, con le azioni annotate rispetto a due orologi, quello di sistema e quello verificato su quattro server NTP indipendenti.

Marca temporale qualificata e data certa

Qui sta la differenza che pesa di più in Italia, e non riguarda la qualità tecnica di nessuno dei due strumenti. Il Regolamento (UE) 910/2014 attribuisce alla marca temporale qualificata la presunzione di accuratezza della data e dell'ora e di integrità dei dati associati, in tutti gli Stati membri. Il Codice dell'amministrazione digitale completa il quadro nazionale.

Presunzione significa onere invertito: chi contesta deve dimostrare che la certificazione è errata, invece che chi la produce debba dimostrare che è corretta. Senza quell'elemento lo sforzo probatorio ricade su chi porta la prova, esattamente nella fase del processo in cui conviene di meno.

Va detto anche al contrario, perché è altrettanto vero: una marca temporale qualificata europea non si autentica da sola davanti a un giudice statunitense. Nessuno dei due strumenti attraversa i confini senza attriti. La domanda non è quale sia migliore in astratto, ma dove si andrà a discutere la causa.

Dove risiedono i dati

Il CLOUD Act consente alle autorità statunitensi di richiedere dati a un fornitore statunitense a prescindere da dove si trovino i server. Ospitare in Europa non elimina quell'esposizione se la società che controlla i dati è americana. La distinzione che conta non è dove sono conservate le informazioni, ma quale ordinamento può raggiungerle. TrueScreen S.r.l. è una società europea che opera su infrastruttura europea, quindi le due risposte coincidono.

Come funziona TrueScreen Forensic Browser

Forensic Browser è un'applicazione desktop per macOS e Windows, non un servizio in cloud, e questo cambia ciò che si può garantire sulla macchina che esegue l'acquisizione. Gli strumenti da sviluppatore sono disabilitati in modo permanente, i parametri di avvio pericolosi vengono bloccati, l'iniezione di librerie esterne viene rilevata e tutti i dati di navigazione sono cancellati prima di ogni sessione, perché nulla di una sessione precedente influenzi ciò che il server restituisce. Chi opera attesta l'integrità del sistema all'avvio.

L'acquisizione funziona in due modalità: immagine, che registra la finestra o la pagina intera insieme al pacchetto forense descritto sopra, e video, che registra la sessione in continuo con audio e istantanee su richiesta. In entrambi i casi il pacchetto viene firmato sul dispositivo, caricato, sigillato e marcato temporalmente. La certificazione che ne risulta è verificabile da chiunque attraverso il verificatore pubblico, senza account e senza passare da noi.

Quest'ultimo punto merita attenzione in un giudizio in contraddittorio: chi riceve la prova non deve fidarsi della parola della parte che la produce, né di quella del fornitore.

Confronto

Domanda che pone il giudice Page Vault TrueScreen
Come si autentica l'acquisizione Hash SHA-256 e dichiarazione giurata del fornitore Sigillo digitale ufficiale e marca temporale qualificata, riconosciuti internazionalmente
Su chi ricade l'onere in caso di contestazione Su chi produce la prova, se la conformità viene disconosciuta Su chi contesta, per la presunzione del Regolamento 910/2014
Che cosa si conserva oltre all'immagine Indirizzo, IP, marca temporale, versione del browser HTML di origine e renderizzato, MHTML, cookie, DNS, PCAP, certificato TLS, geolocalizzazione, rilevamento proxy
Verifica da parte di un terzo Attraverso il fornitore Verificatore pubblico, senza account
Ordinamento competente sui dati Stati Uniti, soggetta al CLOUD Act Unione Europea, società e infrastruttura europee
Dove si esegue l'acquisizione Browser in cloud del fornitore, oppure il suo team Applicazione desktop irrigidita su sistema verificato

Nessuna delle due colonne è un verdetto. Quali differenze contino dipende dalla causa: un'acquisizione ordinaria che nessuno metterà in dubbio pone richieste diverse da una destinata a essere contestata, da un contenzioso che si celebra in Italia, o da una situazione in cui chi raccoglie la prova preferirebbe non doverne rispondere di persona.

Domande frequenti

Un'acquisizione fatta con Page Vault ha valore in Italia?
Può essere prodotta in giudizio e spesso viene accolta. Quello che le manca è la presunzione che il Regolamento europeo 910/2014 attribuisce alla marca temporale qualificata. Entra nel processo come riproduzione meccanica ai sensi dell'articolo 2712 del Codice civile, quindi fa piena prova finché la controparte non ne disconosce la conformità. La differenza emerge solo in caso di contestazione, ed è allora che determina chi deve dimostrare che cosa.
Perché l'hash SHA-256 non è sufficiente?
Perché dimostra integrità e non provenienza. Attesta che il file prodotto in giudizio è identico a quello su cui l'hash è stato calcolato al momento dell'acquisizione, ma non che quel file corrisponda a ciò che il server ha trasmesso, dato che viene calcolato dopo e sul risultato dell'acquisizione stessa. Se si sostiene che la pagina fosse predisposta o che la risposta sia stata alterata, l'hash non fornisce risposta.
Che cosa conserva un'acquisizione forense che un PDF non conserva?
Il codice HTML come è arrivato dal server e quello risultante dopo l'esecuzione degli script, l'archivio MHTML, i cookie di sessione, l'impronta del browser, la risoluzione DNS del dominio, i dati di hosting dell'IP, il traffico di rete in formato PCAP, il certificato TLS del server, la geolocalizzazione dell'operatore e l'eventuale presenza di VPN o proxy. Ciascun elemento risponde a un'obiezione determinata su come la prova è stata ottenuta.
Chi acquisisce la prova dovrà poi riferirne personalmente?
Se l'acquisizione viene contestata e l'unico a poter riferire sul procedimento seguito è chi l'ha eseguita, è l'esito consueto. Per questo i fornitori progettano modi per aggirare il problema, svolgendo la raccolta in proprio oppure emettendo una certificazione che si regge da sola. Le due soluzioni non sono equivalenti: una sposta la testimonianza sul fornitore, l'altra la rende superflua.
La controparte può verificare la certificazione?
Sì. Una certificazione TrueScreen si controlla attraverso un verificatore pubblico che ricalcola la firma nel browser, senza account e senza richiesta a noi. In un giudizio in contraddittorio questo pesa: chi riceve la prova non deve fidarsi della parola della parte che la produce.

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TrueScreen acquisisce e certifica pagine web con marca temporale qualificata eIDAS. Prove digitali con pieno valore probatorio in tutta l’Unione Europea.

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Redazione TrueScreen

Questa sezione è curata dalla redazione di TrueScreen, che riunisce competenze di informatica forense, diritto delle prove digitali e conformità normativa. Ogni contenuto è verificato sulle fonti primarie: testi di legge, sentenze pubblicate, norme tecniche e documentazione ufficiale, sempre citate nel corpo del testo.