Nel 2026, con workflow sempre più distribuiti tra cloud, SaaS e strumenti di collaborazione, e con contenuti sempre più facili da modificare anche grazie all’AI, la catena di custodia diventa un requisito di affidabilità per chi deve prendere decisioni e rispondere a verifiche: IT, cybersecurity, assicurazioni, audit e gestione delle dispute.
In questo articolo vediamo, in modo pratico: che cos’è la catena di custodia digitale, a cosa serve in scenari concreti, quali elementi deve contenere e perché TrueScreen la integra nei suoi processi di acquisizione e certificazione dei contenuti digitali.
Che cos’è la catena di custodia digitale
La catena di custodia digitale è una registrazione cronologica, completa e verificabile di tutto ciò che accade a un contenuto lungo il suo ciclo di vita.
È la risposta documentata a:
- Chi l’ha gestito (ruoli, responsabilità, accessi)
- Che cos’è (descrizione, identificatori, contesto)
- Quando è stato acquisito e maneggiato (timestamp, sequenza)
- Dove è stato acquisito e conservato (sistema, luogo, storage)
- Come è stato preservato (procedure, strumenti, verifiche di integrità, hashing)
L’obiettivo è poter dimostrare la sua integrità e che le persone o i sistemi che l’hanno gestito siano sempre tracciabili.
Chain of custody vs audit trail: differenze e sovrapposizioni
Spesso “catena di custodia” e “audit trail” vengono usati come sinonimi, ma non sono la stessa cosa.
Audit trail: è il log degli eventi, spesso generato automaticamente da sistemi come ticketing, SIEM/EDR o cloud console. È utile per ricostruire una timeline, ma da solo non sempre basta a dimostrare che un contenuto non sia stata alterata.
Catena di custodia digitale: include l’audit trail e regole e controlli che rendono quei log verificabili e spendibili come prova di integrità: gestione dei trasferimenti, controllo accessi, storage protetto, policy di retention e verifiche tecniche di integrità.
A cosa serve davvero la catena di custodia
La catena di custodia digitale serve ogni volta che un’informazione deve essere credibile, reggere una contestazione o una disputa, o essere usata per decisioni costose.
Incident response e data breach
Durante un incidente (ransomware, intrusione, exfiltration) si producono evidenze delicate, spesso in tempi rapidi e con molti handoff tra team:
- log di sistemi e accessi
- export da SIEM/EDR
- screenshot di alert e timeline
- email o ticket che documentano escalation e decisioni
Se questi materiali non sono gestiti con disciplina, e quindi mancano logging, storage sicuro, verifiche di integrità con hash, policy di retention e controllo accessi, rischiano di diventare contestabili o inutilizzabili. Non tanto perché “falsi”, ma perché non verificabili: non è chiaro quale sia l’originale, chi lo abbia maneggiato e se sia rimasto integro.
Frodi, social engineering e ricostruzione eventi
Molte frodi non sfruttano vulnerabilità “tecniche”, ma processi e fiducia. Ad esempio, in documenti allegati modificati, ordini o pagamenti “urgenti” o impersonificazione via email o telefono, la catena di custodia è indispensabile per poter dimostrare, passaggio per passaggio, cosa è stato ricevuto, quando e con quali allegati.
Questa capacità di dimostrazione riduce ambiguità, tempi e rimbalzi.
Gestione di sinistri, perizie e contestazioni
Nel mondo assicurativo e peritale, molte evidenze sono contenuti “quotidiani”: foto e video sul campo, documenti ricevuti via email, screenshot di app o portali, coordinate GPS, timestamp, metadati.
Senza catena di custodia, si perdono tempo e risorse in verifiche ridondanti.
Audit e ispezioni
In audit e ispezioni, spesso conta dimostrare che un documento o un’evidenza era disponibile “in quel momento” e non è stata aggiornata dopo. In questi contesti, la catena di custodia è un acceleratore di fiducia tra stakeholder.
Cosa deve contenere una catena di custodia
Non esiste una “forma unica” valida ovunque, ma gli standard convergono su alcuni elementi:
- Identificazione univoca dell’evidenza digitale: descrizione, origine, identificatori.
- Timestamp e sequenza degli eventi: quando è stata acquisita, trasferita, analizzata/condivisa, archiviata.
- Ruoli e motivazioni: chi ha raccolto, chi ha ricevuto, perché è stata trasferita, autorizzazioni/richieste (incident ticket, richiesta peritale, audit request).
- Integrità verificabile e verifiche ripetute: l’hash è uno dei pilastri che rendono la catena di custodia tecnicamente verificabile. Se cambia, cambia anche il contenuto.
- Storage sicuro, controllo accessi e retention: dove risiede l’evidenza (repository/vault), chi può accedere e con quali permessi, come sono gestite copie, backup e retention.
Rischi e conseguenze di una catena di custodia incompleta
Quando la catena di custodia digitale è incompleta, l’evidenza digitale diventa più contestabile, quindi “pesa” meno, richiede più attività per essere sostenuta e introduce attrito tra team e terze parti.
Ecco le conseguenze più comuni.
- Contestazioni sull’integrità: se mancano passaggi chiari o verifiche tecniche, diventa facile sostenere che l’evidenza sia stata modificata, ricostruita da copie, abbia perso contesto o metadati lungo un trasferimento.
- Non ripetibilità e non verificabilità da parte di terzi: una catena di custodia serve anche a permettere a un terzo (auditor, perito, legale, controparte) di ricostruire la storia dell’evidenza e verificare che sia rimasta integra. Se i record sono incompleti o se mancano logging, controlli di accesso, dettagli su storage/retention, l’evidenza perde forza perché non è verificabile.
- Tempi e costi maggiori: una catena di custodia debole genera quasi sempre lavoro aggiuntivo: perizie integrative, richieste di chiarimento, duplicazione di analisi, escalation tra IT, cybersecurity, operations, assicurazioni e consulenti.
- Più rumore in incident response: nel pieno di un incidente, la priorità è capire rapidamente cosa è affidabile. Se le evidenze non sono gestite con disciplina (logging, storage sicuro, retention, hashing), si rischia di prendere decisioni su materiali non verificabili: questo allunga i tempi e può portare a errori.
TrueScreen: catena di custodia nei contenuti digitali
TrueScreen si posiziona come Data Authenticity Platform che aiuta ad acquisire e certificare contenuti digitali in modo che siano verificabili e tracciabili.
Il processo:
- è allineato a standard come ISO/IEC 27037 e ISO/IEC 27001;
- è coerente con eIDAS e principi GDPR;
- garantisce una catena di custodia tracciabile e verificabile;
- utilizza marca temporale e sigillo digitale;
- usa hashing per rendere rilevabili modifiche successive.
La catena di custodia digitale è un modo disciplinato di rendere le evidenze digitali più affidabili per ridurre attriti, costi e tempi in tutti i processi in cui un dato digitale diventa decisivo.
FAQ: le domande più frequenti su catena di custodia digitale
Risposte sintetiche alle domande che emergono più spesso quando la catena di custodia diventa un requisito operativo nei workflow digitali.
1) La catena di custodia digitale è necessaria solo in tribunale?
No. È utile in qualunque scenario in cui devi dimostrare integrità e ricostruire timeline: incident response, assicurazioni/claims, audit, dispute tra aziende.
2) Che differenza c’è tra log di sistema e catena di custodia?
Il log è un pezzo dell’audit trail. La catena di custodia è l’insieme di registri, procedure, controlli (hash, storage, accessi) che rendono l’evidenza verificabile.
3) Hash e timestamp bastano da soli?
Sono fondamentali, ma non bastano se mancano: chi ha accesso, dove è conservata l’evidenza, come vengono gestite copie e trasferimenti.
4) In che modo TrueScreen usa la catena di custodia?
La catena di custodia è parte della metodologia forense e viene supportata da report tecnici, sigillo digitale, timestamp e hashing, con output verificabile e interoperabile.
Rendi le tue prove digitali incontestabili
TrueScreen è una Data Authenticity Platform che aiuta aziende e professionisti a proteggere, verificare e certificare l’origine, la storia e l’integrità di qualsiasi contenuto digitale, trasformandolo in evidenza con valore legale.

